
| Cos'è l'Endurance? Introduzione alla materia e pratica degli sport di durata. |
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Endurance:
che passione!
(Maurizio Crispi)
Scartando gli sport “tecnologici” (che richiedono l’acquisizione di attrezzature costosissime) e quelli che richiedono l’apprendimento di saperi particolari o che hanno elevatissimi margini di rischio, quelli che più ci possono interessare per il nostro discorso sono il nuoto, la corsa e il ciclismo.
Per queste tre diverse
discipline, accanto alle gare su distanze particolarmente lunghe (esempio:
nella corsa, una
In wikipedia, il termine “Endurance” (sostantivo che, mutuato
dalla lingua inglese, significa semplicemente “resistenza” – dal verbo “to endure” – resistere; dallo stesso
termine è derivato la parola “enduro”
riferito sia ad ua particolare tipologia di moto sia a gare motociclistiche di
lunga distanza su percorsi disagiati) viene riferito a:
Endurance: la
nave della spedizione antartica di Shackleton, iniziata nel 1914 e tragicamente
conclusasi nel 1915;
Campionato
mondiale automobilistico di Endurance;
Campionato
mondiale motociclistico di Endurance;
Endurance, riferito
all’equitazione, come disciplina equestre di durata. In particolare, in questo
ambito, si definiscono gare o prove d'Endurance, quelle manifestazioni sportive
che mettono in luce le doti di cavaliere e cavallo nell'effettuare percorsi di
varie lunghezze su terreni di diversa natura, in tempi determinati, per la fase
di regolarità e nel minor tempo possibile nelle gare a tempo, salvaguardando,
sempre e comunque l'integrità del cavallo, impiegando le andature adatte al
terreno e la velocità conformi all'allenamento e alla condizione fisica del
cavallo stesso.
Endurance, applicato
al ciclismo, con gare ciclistiche di lunga durata "a tempo": 24-48
ore ed oltre (a Squadre o in solitaria);
Endurance - riferito
al podismo - come disciplina nella quale possono raccogliersi tutte le
ultramaratone "a tempo" (dalla 6 ore podistica - con la condizione
che si copra nel tempo dato una distanza superiore a quella della maratona ai
fini della classifica finale - alla 8 ore, 12, 24, 48 ore ed oltre, sino alla
100 ore podistica, tutte con "porte" chilometriche minime da
raggiungere per categoria d'età ai fini della classifica finale. Si vedano al
riguardo i regolamenti IUTA - Associazione Italiana Ultramaratona e Trail - e i
regolamenti internazionali della IAU - International Association of
Ultrarunners).
La terza e la quarta accezione,
tuttavia, non sono ancora entrate ufficialmente nell’uso nella lingua italiana,
che – alla voce “Endurance”- in uno dei nostri dizionari più recenti della lingua (De Mauro) fornisce solo due
significati di cui uno è “gara di
resistenza, su lungo Percorso, per veicoli a motore”, mentre - per le
ultime due accezioni che ancora non hanno in wikipedia un corrispettivo in
termini di specifica “voce” - si aspetta che qualche volenteroso voglia dare il
suo contributo
Una cosa singolare ed evocativa è sicuramente il fatto che la
parola “Endurance” sia anche il nome della sfortunata nave di Sir Ernest H. Shackleton
stritolata dai ghiacci dell’Antartide, come a sottolineare, se non altro in
maniera metaforica ed immaginifica, che nelle diverse tipologie di Endurance
sportiva, in cui la resistenza dell’individuo nell’affrontare una determinata
viene portata al limite, ci si deve inevitabilmente confrontare con il rischio
d’andare incontro ad un collasso delle proprie forze, ad una catastrofe, ad un
naufragio, insomma, al fallimento, con un bilancio tra costi-benefici che viene
a pendere inesorabilmente verso il costo (talune volte alto o altissimo da
pagare).
Il termine “Endurance” con questo collegamento forte alla nave
di Shackleton rimanda alla potenza visionaria dell’impresa, al valore e al
coraggio che si devono possedere di default per tuffarcisi dentro a corpo
perduto.
In ogni caso, il termine “Endurance” con il suo forte rimando al
concetto di “resistenza” contiene - molto in sintesi ed evocativamente - il
senso più profondo delle gare di lunga durata. D’altra parte il collegamento con l’impresa antartica di Shackleton, ci consente di gettare un ponte di link concettuali tra gli esploratori di un tempo e i podisti/ Biker/ nuotatori “estremi” dei nostri giorni che, forse, malgrado la distanza ormai quasi secolare che li separa, a ben guardare, si ritrovano ad avere la stessa stoffa e a nutrire identiche aspirazioni, sogni, visioni.
Al tempo di quegli intrepidi esploratori, come dei cosiddetti
“temerari sulle macchine volanti” che,
su trabiccoli assolutamente inaffidabili per i nostri parametri, si lanciavano
in imprese autenticamente “folli” Invece, oggi che il mondo è, in massima parte, esplorato e conosciuto, all’interno della cornice normativa delle diverse pratiche sportive e con una rete di sicurezza (che però funziona veramente solo fino ad un certo punto), lo sport estremo s’è in qualche modo sostituito all’esplorazione. Gli sportivi estremi (di Endurance, nel caso del nostro discorso), spinti dalla medesima irrequietezza tentano di andare oltre la banalità del quotidiano e cercano strenuamente – con forte, alfieriana, determinazione - le imprese (e più “dure” esse sono meglio è).
Questo è forse
uno dei motivi di base, per cui, non sono più sufficienti le discipline
sportive tradizionali e si va alla ricerca di imprese straordinarie.
Le gare di Endurance assolvono bene per l’appunto a queste esigenze:
perché offrono assieme un impareggiabile mix di ingredienti: “avventura”, viaggio,
una certa quota di “rischio” controllato, “sfida”, “confronto con se stessi ed
esplorazione del proprio limite, “iniziazione” e senso di appartenenza ad una
élite ristretta.
Nelle gare di Endurance in solitaria (anche a Squadre, tuttavia,
per quanto con delle differenze), il parametro “fisso” con il quale ci si deve
confrontare è il tempo in cui si
deve stare in gara (che è stabilito a priori), mentre i chilometri da percorrere
rappresentano il parametro “variabile”, che risulta essere in funzione della
preparazione e dell’abilità dell’atleta (vince o si classifica meglio l’atleta
che, nel tempo dato, riesce a percorrere il maggior numero di chilometri). Nelle gare individuali di lunga durata di nuoto, podismo e ciclismo si possono riscontrare caratteristiche analoghe per quanto riguarda l’applicazione sportiva di lunga durata, con delle differenze ascrivibili alla specificità tecnica di ciascuna delle tre discipline e, ovviamente, ai regolamenti (sempre più codificati per questo tipo di gare).
E, del resto, questi
tre sport sono anche accomunati nella disciplina del triathlon moderno che le combina
assieme e che – come sanno molti – possiede anche la variante di Endurance detta“Ironman” (ancora non validata come
specialità olimpica) e il cosiddetto “Ironman” doppio, mentre le altre - su combinazioni
di distanze inferiori - pur non essendo gare di durata in senso stretto se
prese singolarmente, tuttavia nella loro sequenza impegnano gli atleti per un
numero tale di ore consecutive da potersi assimilare anche loro senza
difficoltà alla categoria dell’“Endurance”.
Sono tanti i “laici” che quando vengono a sapere di simili
imprese sportive si chiedono (ci chiedono) sgomenti come sia possibile
realizzarle e cosa spinga degli atleti (spesso della gente comune che ha un
lavoro e degli impegni quotidiani) a impegnarsi in simili imprese.
A volte, durante le gare di corsa a tempo, qualcuno degli
astanti (trovandosi di fronte a qualcosa che per lui è quasi incomprensibile) chiede
ad uno degli atleti in azione: “Ma cosa
ve lo fa fare?” Capita anche che gli stessi atleti interrogati così
brutalmente non sappiano rispondere e si sentano spiazzati, perché in certo
qual modo sono obbligati a dover scrutare dentro se stessi e nel profondo di un
groviglio di emozioni e motivazioni, non sempre facilmente districabili.
“Chi
ve lo fa fare?” è la domanda ricorrente. Non si capisce –
dal punto di vista più comune e banale – cosa spinga una persona che, magari,
non batterà mai un record a stare sulla sella o a correre o a nuotare in
solitaria per 12 o 24 Ore consecutive.
Chi pratica questi sport di durata sa che le risposte da dare ci
sono e che sono importanti, strettamente correlate con le scelte di vita e con
i valori che ciascuno porta dentro di sé.
Negli scritti successivi che compariranno nei prossimi mesi e, con
lo stimolo delle domande che giungeranno da voi lettori cercheremo di chiarire
ed approfondire proprio questi aspetti, partendo dal presupposto metodologico
che, in questo campo, l’esperienza vissuta è alla base di tutto e che non
esiste una spiegazione plausibile che non si origini e sempre faccia ritorno a
ciò che si è esperito (e ciò per dire, molto umilmente, che non esistono
“esperti” ma soltanto “osservatori” che costruiscono alcune riflessioni plausibili
a partire da ciò che hanno avuto modo di riscontrare direttamente e dal
racconto di altri. Esistono in questo ambito due modalità di approccio divergenti, eppure al tempo stesso complementari: da un lato, l’apprendimento di un know how di base (attrezzature, tecniche di allenamento, etc) , dall’altro lato lo studio e la comprensione degli individui che praticano queste discipline per capire quali sono i fattori “interiori” che spingono verso l’esperienza e che danno supporto in corso d’impresa, quei fattori senza i quali non sarebbe possibile portare a compimento nessuna di queste imprese e che, combinati in varia maniera, in modi assolutamente personali ed irripetibili, supportano la “passione”.
Tralascerò, ovviamente, gli aspetti tecnici che non mi competono e
che sono trattati in specifici articoli di www.24hpassion.it,
soffermandomi soprattutto su ciò che mi è più congeniale, sia per esperienze
vissute ( ciò che ho potuto sperimentare ed osservare io stesso come ultramaratoneta) sia per
preparazione professionale, riservando quindi una particolare attenzione alle
storie vissute, e a tutto ciò che attiene ad un tentativo di comprendere l’assetto
mentale ed emozionale specifico delle gare d’Endurance.
Poiché, d’altra parte, esistono – entro certi limiti – delle possibilità
di “contaminazione” tra forme diverse di Endurance (in discipline sportive
differenti) e poiché, in alcuni casi, ciò che si osserva in un ambito può
essere trasposto con un certo margine di verosimiglianza in un altro, sarà anche possibile ampliare il campo di
osservazione, facendo un lavoro comparativo tra le diverse discipline di
Endurance. Detto molto in sintesi, dunque, sarà proprio questo il terreno nel quale cercheremo di muoverci e queste le tematiche che, assieme, cercheremo di approfondire. Dott.Maurizio Crispi
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