
| La 24 Ore di Michele Rota |
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Come vive un'Endurance Michele Rota, uno dei "Solo" più conosciuti.
Da qualche tempo a questa parte mi son chiesto perche' le 24h mi affascinano tanto.
Per chi non mi conosce tengo a precisare che partecipo alle 24h dal 2003, periodo in cui il Bikers solista, single, Solitario, era visto come un pioniere, un temerario impenitente e, per qualcuno, un folle, un pazzo, un virtuoso del pedale, che di giorno e di notte, sempre di più e sempre più a lungo, andava cercando il limite, ogni volta su un circuito diverso, in ogni condizione.
Oggigiorno, sorprendentemente, per me è ancora così e quello che è cambiato negli anni è stata la crescita in positivo dei solisti e delle soliste e la maggiore considerazione e l'entusiasmo degli organizzatori, del pubblico e dei vari team e Squadre sul campo di gara. Anche i giornali e media si sono finalmente accorti di noi, anche se credo che per capire e "respirare" una 24h da solista l'unico modo è quello di viverla in prima persona. Cosa ci sia poi dentro una 24h da solista è un pò difficile da spiegare. E' un insieme di fattori... Si sa che conta molto l'allenamento alla fatica, una certa attitudine alla guida Mtb, la resistenza al dolore (soprasella) e alla privazione del sonno. Alimentarsi sotto sforzo è problematico e non è facile. Ti si chiude lo stomaco non mangi e sei subito in crisi di fame. Se mangi troppo nella fase digestiva non rendi e di notte puoi addormentarti sulla bici! Determinazione, tenacia, autocontrollo, ma anche un po' di capacita' di improvvisazione e di fortuna non possono mancare se si vuole fare una 24h al limite. Io vivo le 24h serenamente. Il mio obiettivo principale, oltre a quello di divertirmi, è di confrontarmi con gli altri Bikers, di fare bene una buona gara, senza risparmiarmi, come posso. Sentire la corsa, viverla sportivamente, fino in fondo, con grinta e lealtà, sono sentimenti dentro di me e dentro di noi. E' sempre bello il duello, la rivalità con gli uomini di classifica, anche se questo poi si risolve in amicizia. La tattica di gara è una buona cosa, un'andatura fluida e costante è un obbiettivo. Superata la fase della partenza, caratterizzata da adrenalina, entro presto in uno stato che non so bene spiegare.... La pedalata diventa "calibrata" e cerco di concentrarmi sulla traiettoria ideale, memorizzo gli ostacoli, le buche, i dossi, misuro le fettuccine e le transenne sul Percorso. Tengo la catena ben allineata evitando incroci pericolosi. E vado. La mia mente si isola da tutto quello che mi circonda e i rumori si affievoliscono e per quelle ore sono io, lì, a girare come un criceto dentro la ruotina ginnica. E vado. Dove vado? Sono sempre lì a girare in tondo. Tra 15', 20' o mezz'ora sarò ancora lì, come prima più un giro. Dove vado? Per noi solisti essenziale è il tifo. Un "dai", "bravo", "forza" è un'incoraggiamento per questa follia. Sapere che c'è qualcuno come noi che vive la corsa, soffre con noi, spera e si dispera con noi, è un qualcosa di unico e non ha prezzo. Anima delle 24h sono in sintesi quelle persone che ci accompagnano, ci riforniscono di acqua e cibo ad ogni giro e sono lì per ogni evenienza. Nel mio caso sono accompagnato dai miei genitori, che da sempre mi seguono. Siamo un team ben affiatato... e molte volte basta uno sguardo per capirci, ancora prima delle parole. Dove vado? Non lo so. Quello che mi sento di scrivere è che da solisti le emozioni di gioia, dolore, sconforto, gratificazione e di sfinimento, che si alternano nell'arco di 24h, sono difficilmenti replicabili in condizioni di vita pressochè normale.
Mente e corpo sono volutamente costretti a cercare un qualcosa, forse un limite, o forse è la sete di conoscenza delle nostre possibilità che ci spinge a crescere e ogni volta a provare nuove sensazioni o ritrovare quelle già vissute.
Come in un circolo vizioso,si alza la posta in gioco.
Parlerei in altri termini di una sindrome da 24h. Una volta che incominci e ti appassioni ti entra dentro e non ti lascia e non vorresti più smettere di "respirare".
Il mio pensiero è rivolto a quelli che vorranno avventurarsi,da solisti,nelle 24h della prossima stagione.
Non nascondo la mia preoccupazione, vorrei sollevare il problema degli aspetti medici, dei possibili effetti collaterali a lungo termine di questa disciplina sportiva emergente,
affascinante sotto molti aspetti, ma altrettanto usurante e faticosa.
Siamo la prima generazione di 24horisti e non sappiamo ancora dove si sta andando...
Ciao e a presto.
Michele Rota
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