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Raffaella, una rookie delle 24h, alle prese con le curve di Sossano Stampa E-mail

 

“24h del Palladio …. ci sono riuscita”

 

È  lunedì,  sono di nuovo al mio posto di lavoro, con 8 ore di sonno da spartire su 72 ore, ancora la sensazione del Chip legato alla caviglia ed il freddo nelle ossa  e sto pensando che “ vale davvero la pena di fare una 24h”.

 

Dopo la fantastica esperienza della 24h di Roma decido di riprovarci anche con la 24h del Palladio.

 

Sabato in tarda mattinata, dopo un viaggio in treno iniziato ben prima dell’alba, arrivo a Sossano

 con un’unica idea in testa : “giro di ricognizione”. Dopo i saluti, baci e bacini agli amici dell”Adventure&Bike, rimonto la bici, indosso il tutone invernale e, con l’amico Walter parto per capire cosa mi aspetta.

 

Dopo giorni di discussioni sul forum su “cosa intendi tu per Percorso tecnico?”, “discese veloci e divertenti ”, “salite e strappi”  come San Giorgio sono prontissima ad affrontare il mio drago.

 

Le difficoltà non tardano a presentarsi, praticamente da subito ci sono quelle due o tre cosette che mi fanno sudare freddo, staccare i piedi dai pedali e metterli  per terra.

 

Walter và avanti, si gira non mi vede e mi aspetta più volte sulla sua faccia si vede sempre di più  concretizzarsi il pensiero “Brava ragazza, simpatica, ma proprio non è capace ad andare in bici!”, mi aspetta, mi aspetta fin quando le discese non si fanno interessanti e parte … lui … io no.

 

Ritorno 1ora e ¾ più tardi con la coda tra le gambe, le lacrime agli occhi e una sola frase che ripeto come un mantra  Percorso molto al di spora delle mie possibilità”. Zitta zitta mi metto in un angolo e penso e ripenso al Percorso appena fatto, le salite sono dure, spezzano le gambe ma non mi preoccupano, basta capirle bene e si fanno, la gamba c’è e il fiato anche, e se vengono a mancare si scende e si spinge, ma quelle stramaledette curve a gomito e quei tre salti bastardi io come faccio a farli?

 

Iniziano a piovere consigli su come affrontare entrambi, il più gettonato è “tu lasciati andare, la bici va’ da sola!”… eggià me se poi va’ dove vuole lei e non dove voglio io?

 

Intanto si avvicinano le 12,00 e si decide l’ordine di partenza, io chiedo di essere la 3°, su 3.…posticipiamo il più possibile l’agonia!!!

 

Nella mia testa inizia a farsi largo un secondo mantra “ormai sono qui, quello è il Percorso e quello devo fare, cercherò di farlo al meglio”.

 

Già dal 1° giro inizio a “stringere amicizia” con le salite, quelle sì che mi stanno simpatiche, inizio a divertirmi in qualche  discesa , quelle lunghe e facili e riesco a capire come fare qualche passaggio divertente ma, soprattutto, capisco che quelle maledette curve a gomito e quei 3 salti bastardi non fanno proprio per me, mi metto il cuore in pace scendo e li faccio a piedi e così sarà fino all’ultimo giro.

 

Pace fatta con me stessa, e assolutamente non fregandomene  di quello che pensano gli altri, inizio a divertirmi, a partire con serenità, a chiacchierare con chi va piano come me e a scambiare battute veloci con le quelli che mi sfrecciano accanto e, finalmente ad incontrare e conoscere i miei “amici del forum” .

 

Bellissimo soprattutto girare la notte, quando riesco a dare il meglio di me, mi rilasso e non sento la stanchezza (non fosse stato per le Luci, il 4° giro consecutivo ci scappava anche)  e ho avuto l’occasione di conoscere e parlare con i Solitari e le solitarie, che hanno tutta la mia stima e la mia ammirazione, sono i veri eroi di queste gare.

 

Mi sono fermata, sono scesa dalla bici e ho fatto a piedi diversi punti del Percorso, sempre controllando di non dare fastidio, sempre avvertendo che stavo per fermarmi o che ero dietro ad un a curva, ho sempre fatto strada e lasciato passare tutti , spostandomi per lasciar passare anche quando non mi veniva ancora chiesto e  chiesto scusa per quelle volte che stavo in mezzo ai piedi; sono stata incitata e supportata da tanti Bikers, sia sul Percorso che dalle tende, non  mi sono  mai sentita dire nulla di “antipatico”,come è capitato in gare di altro genere, l’unico ragazzo che mi ha fatto notare che era meglio non fermarmi lì è venuto chiedermi scusa dopo la premiazione (e si, miei cari, perché dopo tutto questo ….sono anche salita sul podio!!!!).

 

Mi sono divertita, sono tornata a casa carica di entusiasmo e di voglia di riprovarci, contenta di aver conosciuto tante persone nuove  che mi hanno dimostrato che non bisogna essere tutti campioni per arrivare  alla fine di una gara e che i veri Bikers esistono!!!

 

La convivialità e la serenità si respirava anche fuori dal Percorso di gara, tra le tende e al pasta party, che è stato ineccepibile, facendo trovare un piatto di pasta caldo  pronto a qualsiasi ora del giorno e della notte  … quel vinbrulè caldo alle 2 di notte mi ha fatto ritornare in circolo il sangue nelle vene!!!

Quest’inverno lo passerò ad imparare a  fare le curve a gomito ed i salti bastardi e vedrete che  il prossimo anno sarò “il terrore delle 24h”.

 

Un bacio a tutti e al prossimo anno!

Grazie a tutti !

 

 

Appassionatamente
24hpassion

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