In una lettera ad un suo amico, la Cup 2006 di uno dei più grandi di sempre tra i Solitari. Sui pedali, ma soprattutto giù di sella.
Ciao Mauri,
Ti racconto la mia avventura nelle 24 Ore in solitaria.
Naturalmente il tutto è scaturito dalle esperienze maturate dagli altri naturaiders.
Già nel 2005 con altri amici ho provato l’emozione a Finale Ligure in squadra da 4, ridotti in due alla fine per il furto delle bici.
La mia prima sorpresa è stata nel vedere i Solitari, tra i quali tu Maurizio, subito classificati da me come “pazzoidi” ai limiti del possibile. Ho dimenticato subito tale esperienza, vista la mia operazione al ginocchio e ho ripreso in mano la mia fedele bike a novembre per la gara in Marocco.
Anche qui gran parte dei partecipanti, alfieri delle gare in solitaria andavano a decantarne la bellezza e le emozioni. Tutto sopisce fino agli inizi di Aprile allorchè la IENA Triestina, tale segretaria Naturaider FRANCA VISENTIN, telefonandomi, mi invita ad iscrivermi alla gara di Cremona riuscendo a convincermi.
Provo la mia prima solitaria e qui devo ringraziare la Franca e Giacomo che mi danno le prime istruzioni, riservandomi un posto per la tenda, vicino alla loro.
Partire sapendo di aver a fianco degli amici che possono aiutarti è risultato fondamentale, amici che sono subito aumentati con la conoscenza della simpatica e forte Ausilia Vistarini, con l’arrivo di Sebastiano e con lo spirito generale di condivisione di emozioni e di aiuto reciproco in ogni momento.
Partenza a piedi, naturalmente a razzo; arrivo alla bici che sono già col fiatone… poi giù a manetta finchè non mi rendo conto che ventiquattro ore sono tante e devono passare il più possibile in sella. Inizio a rallentare, a prendere il mio ritmo, ritmo che mi permette anche di pedalare cantando in modo spensierato.
Arriva la sera e si iniziano a contare le ore passate e quelle che mancano, gustandomi la bellezza del tramonto ed iniziando a vivere la notte pedalando.
Grandissima emozione ed esperienza unica saper di dover pedalare al buio, alle Luci dei Fari delle bici più o meno intensi, che in breve tempo si affievoliscono; vagando con la con la mente in un modo che avevo dimenticato da tempo.
A metà notte arriva il temporale, tra un lampo e l’altro si intravvede il campanile di Cremona e non appena il cielo scarica le sue cisterne, mi trovo ad ogni pozzanghera, con la faccia nel fango, fradicio. Tento di resistere, ma le scivolate sono troppo frequenti ed inizio a sentire freddo.
Mi fermo, rincuorato dalla Franca e Giacomo che hanno fatto la mia stessa scelta, e sono già dentro il mio sacco a pelo vestito a nuovo tentando di riscaldarmi. Provo a dormire, ma dopo cinque minuti mi trovo seduto sotto la mia tenda, in attesa che finisca il temporale.
Dopo un’oretta non sento più la pioggia, esco e riparto. Naturalmente i miei vestiti asciutti dopo i primi voli nel fango sono come quelli che ho levato qualche ora prima. Tranquillo e con un nuovo spirito, visto che la notte stà per finire, padalo cercando la traiettoria meno scivolosa, trovandomi spesso impantanato, con la bici che trascina chilogrammi di erba e fango.
Mi rincuorano le prime Luci dell’alba. Dagli argini del Po si scorgono fagiani che si chiamano tra loro vagando appena svegli tra i campi che il Percorso attraversa.
Arriva il sole e mi trova con tanta voglia di farla finita e fermarmi.
Provo a farlo, anche perché la mia esperienza l’ho già vissuta, sono soddisfatto e stanco quel che basta. La Franca appena vede che abbasso le difese mi vien incontro dicendomi : “ Sei quinto.. tieni duro”. Al risultato non ci avevo minimamente pensato, ma visto che lo stimolo del risultato risulta far risorgere anche i malati gravi, riparto pedalando nel fango, fermandomi per togliere le erbe e il fango dalle ruote che non girano più e iniziando a provare fino in fondo a condividere le emozioni della 24 Ore che solo i Solitari possono vivere.
Mi riferisco ai tanti atleti che corrono in squadra o ad altri Solitari come te che quando ti affiancano, ti fanno i complimenti incitandoti e spingendoti verso il traguardo.
Arriva finalmente la fine, distrutto ma felice, mi trovo sul palco per la premiazione.
Sono arrivato quinto.
Ho fatto la mia prima gara e me ne torno a casa dolorante in diverse parti, impossibilitato a sedermi per alcuni giorni, ma con la convinzione che le emozioni provate devono essere rivissute.
Arriva Maggio e siamo a Finale Ligure, lì mi trovo con tutti i naturaider presenti a vivere il magico clima di Finale, ma non da Solitario; sono in squadra con il mio fido amico Rino e con Walter.
Facciamo la nostra gara a un buon ritmo, ma ad ogni giro che faccio mi trovo a invidiare i Solitari che in un Percorso difficilissimo continuano a pedalare incuranti delle maschere di polvere e fatica che si trovano a rispecchiare.
Arriva la fine di Giugno e sempre stimolato dalla Franca, parto per la Val D’Orcia.
Già mi considero vaccinato per la solitaria, parto con il mio ritmo e cerco di tener fino alla fine, fermandomi quando non ne posso più ai ristori intermedi, per poi ripartire con la forza e gli stimoli che solo la solitaria sa darti.
Siamo in pochi a pedalare di notte e tra un giro e l’altro, inizio a conoscere gli altri Solitari tra i quali gli “innavvicinabili” in senso sportivo quali Michele Rota, Angelo Limoncino, Lorenza Menapace ecc.., rafforzando sempre più l’amicizia con la Franca, con Giacomo, con la Ausilia e il di lei partner, Maurizio, valido aiuto nel momento di bisogno. Anche qui arrivo il mattino e la voce della Franca mi incita : “vai sei quarto”.
Il solito stimolo mi fa tirare fino alla morte, finchè alla fine mi trovo sul palco in terza posizione.
Ho preso il ritmo e inizio a vivere il mese che separa una gara dall’altra, vivendo sulle emozioni delle gare passate e progettando con Rino amico fedele, la prossima.
E così arrivo a Idro, sempre con la mia tendina al fianco della Franca, Giacomo e Ausilia.
Mi considero ormai un veterano, preparo la mia tendina, lascio a casa il sacco a pelo….. tanto so che di dormire non se ne parla e preparo la tenda con a destra la zona abbigliamento, al centro gli attrezzi, i Fari per la notte ed eventuali ricambi e a sinistra la zona alimentazione e bar con tanto di Red Bull, Gatorade e altri miscugli che mi accorgerò alla fine di questa prova, mi porteranno a pedalare anche dormendo per alcune notti dopo la gara stessa.
Da questa esperienza mi troverò a ricordare la bellezza del Percorso a ridosso del lago, il tramonto, i fuochi d’artificio notturni, la splendida alba sul lago, il mio sorpasso a due splendide creature femminili quali l’Ausilia e la Barbara, cantando …e alla curva successiva uno splendido volo con foratura, davanti alle pupille delle due dame così superate…. ed infine la premiazione sul palco per il quarto posto.
Coinvolgo la famiglia nell’entusiasmo della solitaria e convinco la mia fedele “Luciana” a passare poche vacanze ad Agosto, non al mare come vorrebbe, ma in montagna ad allenarsi. E’ così che arrivo in Val Rendena, clima splendido, posto incantevole, naturaider partecipanti in buon numero e gambe che filano alla grande.
Anche qui il trovarsi a pedalare all’interno dei paesetti con la gente che ti incita per tutta la notte ha un fascino unico e particolare.
Dò il massimo e arrivo al settimo posto, ma alcune sere dopo mettendomi davanti alla classifica inizio a fare alcuni conti accorgendomi che con lo scarto che gli altri atleti devono fare di una gara, sono molto vicino ai primi della classifica.
Continuo per un mese a fare i conti, convincendomi che se in Sicilia faccio una buona gara posso arrivare tra i primi tre nella classifica.
Arrivo in Sicilia, per la prima volta accompagnato. Visto che si parla di mare, di Sicilia e di rimanere lì una settimana, la mia fedele scudiera, che mi ha sopportato nelle notti dopo la gara a gemere e a pedalare dormendo, mi accompagna.
Prima notizia positiva: manca Michele Rota…. Se faccio più di 260 Km. posso arrivare secondo.
Seconda notizia positiva : Angelo Limoncino è tornato a casa, non fa la gara…. Due conti…. Se faccio più di 300 Km. potrei anche vincere la CUP.
Siamo in pochi e il clima è veramente familiare. Ci conosciamo quasi tutti ormai e ad ogni giro è un incitamento, una pacca sulla spalla e un arrivederci al traguardo.
Pedalo calcolando i miei tempi di ora in ora, i chilometri mancanti, la media tenuta e la possibilità di vincere la CUP 2006.
Peggior cosa !! Non pedalo più con la mente libera come per le altre gare!!
Non per questo non rimango affascinato dall’ambiente. Correre con il mare da una parte e l’Etna fumante dall’altra; con il versante della montagna illuminato dalle Luci dei paesi, in perfetta solitudine (alla notte saremmo stati una quindicina a correre non di più) è sempre una rara emozione, che ti rimane indelebilmente impressa.
Con estrema meraviglia mi accorgo che il conteggio delle 24 Ore ha coinvolto anche la mia accompagnatrice.
Al mattino sono convinto che se mi fermassi, sarebbe lei a frustarmi per correre fino alle fine.
All’alba faccio la mia ultima veloce tappa per riempire la mia sacca a zaino (Katetere o Kamel Beck) e mi accorgo che i conti che sto facendo continuamente sulla possibile vittoria della CUP stanno tornando.
Sto rispettando i programmi impostimi.
Corro e corro finchè supero i previsti 300 Km.
Sono primo nella CUP….. EMOZIONE FORTISSIMA… vorrei fermarmi….ma l’appetito vien mangiando… sono primo nella gara e il secondo non so a quanti giri sta.
Stringo i denti, incitato oramai da tutti e a forza di invocarle arrivano le ore 12.00.
E’ FINITA!
Sono arrivato e incredibilmente ho anche vinto… non sento più la fatica.
La mia prima esperienza da Solitario è finita.
L’incredulità e l’emozione mi coinvolgono e mi trovo il giorno dopo a fondere il telefonino per avvertire amici e conoscenti per l’impresa.
Ancora oggi, dopo diversi giorni dalla Sicilia mi trovo di notte a sognare i percorsi e rivivere le gare… il coinvolgimento è stato totale.
Questa è stata la mia avventura nelle 24 Ore di solitaria, una esperienza unica, con la quale oltre a ritrovarmi spesso con me stesso a fantasticare, mi ha permesso di consolidare amicizie profonde, fatte da persone che si mettono a disposizione per ogni tuo bisogno, che ti incitano, con le quali è sempre difficile staccarsi alla fine della singola gara.
Ora mi preparerò per il Marocco, esperienza vissuta da “turista” lo scorso anno e che quest’anno al fianco del mitico leone “Rino”, mi auguro di condividerla anche con gli occhi dell’atleta attento sia agli ambienti attraversati e sia alla classifica.
Ti ringrazio.
Ciao e arrivederci a Marrakech.
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